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LUOGOTENENZA
 

Nell'Italia moderna, durante l'epoca della monarchia, la luogotenenza era un istituto eccezionale, per il quale il re, ove fosse assente o impedito, delegava al luogotenente l'esercizio, parziale o totale delle proprie funzioni. Diversamente dalla reggenza, prevista dalla legge con durata pari al sussistere delle cause e delle circostanze che la determinavano, la luogotenenza derivava dalla volontà del sovrano e del suo governo, che ne determinavano anche la durata. Il luogotenente generale, scelto tra i membri della famiglia reale, era un organo straordinario costituzionale, dotato delle medesime prerogative della corona. Il relativo istituto, pur non contemplato nello statuto albertino, sorse per necessità e divenne con il tempo una consuetudine costituzionale. Vi si fece ricorso durante la guerra del risorgimento, nella prima guerra mondiale e nell'ultimo periodo della monarchia, allorché Vittorio Emanuele III, combattuto dai partiti antifascisti per essersi compromesso con la dittatura, nominò luogotenente suo figlio Umberto.

 

 

 

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